L’altra parte del mondo

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Ho concluso l’articolo precedente dicendo che l’Argentina mi stava aspettando. Oggi apro questo dicendo che forse ero io ad aspettare tutto ciò.

C’è stato un momento nella mia vita in cui ho sentito il bisogno di mettermi alla prova, di vedere effettivamente dove fossi in grado di arrivare, e ho capito che per farlo sarei dovuto partire, in un certo senso “andare oltre”.  Come già sapete non è stata la mia prima esperienza fuori, avendo vissuto alcuni mesi in Spagna, ma vi posso dire senza alcun dubbio che sono state due cose differenti: da un lato perché sono partito per l’Argentina completamente solo, dall’altro perché sono andato in una città grandissima e abbastanza “pericolosa”. Tuttavia non posso negare che se non avessi avuto alle spalle un’esperienza all’estero, non sarei mai e poi mai andato a Buenos Aires. Anzi, diciamo che è stato proprio il primo Erasmus a farmi capire che dovevo fare di più…

Vi svelo da subito un segreto: In realtà non si è mai da soli,  forse solo i primissimi giorni, e certe volte neanche. Ricordatevi che siete tutti disperati appena arrivate, tutti con gli stessi problemi e con gli stessi bisogni. In poche parole tutti su una stessa barca! Ecco il motivo per cui dopo una settimana (giuro), avevo conosciuto già un centinaio di persone da ogni parte del mondo, con alcune delle quali sarei uscito e avrei mantenuto ottimi rapporti di amicizia, con altre un po’ meno, altre ancora non le avrei mai più riviste… Ma questo si sa, fa parte del gioco. Inoltre io ho studiato in un’università (la Usal come ho già detto), per cui è quasi obbligatorio stare continuamente a contatto con altri ragazzi e fare nuove conoscenze. Quindi, quando dico che la paura iniziale è appunto iniziale, e se ne va presto, per non dire subito, non prendetemi per pazzo :-).

Per quanto riguarda la città devo essere sincero, non me l’aspettavo proprio così. Come tutte le grandi città la vita inizia prestissimo, con le metropolitane che alle 7 di mattina sono affollatissime ed è quasi impossibile salire. Passare da un paesino di diecimila abitanti a una megalopoli dove milioni di persone camminano per le strade, suonano i clacson delle macchine in continuazione, è “un pochino” drastico (vedere questi pochissimi secondi di video per credere “Il traffico di Buenos Aires“). Quello che ho vissuto per 4 mesi durante la settimana è stato uscire alle 7.30 di mattina e tornare a casa la sera, e vi garantisco che è stancante.

Quanto al cibo invece ho avuto un po’ di difficoltà, ma semplicemente perchè sono italiano, e sapete benissimo che noi italiani non vorremmo sostituire la nostra cucina con nulla al mondo :). Comunque sia è buono, specialmente la carne, che è la loro specialità (anche se ho conosciuto davvero tantissimi vegetariani), e il dulce de leche, un particolare tipo di crema al cioccolato che gli argentini mettono veramente ovunque (Io rimango fedele alla mia nutella!)

Come ultimo vorrei parlare un po’ della movida e del tema “pericolosità”. Vi riassumo tutto in una frase: Il divertimento non manca. Ci sono locali di tutti i tipi, e sono ben organizzati. Spesso ho sentito dire, oppure ho letto in qualche forum (prima della mia partenza), che Buenos Aires sia un tipo di città non ancora aperta totalmente ai giovani e un po’ all’antica… Beh, per quello che ho visto forse questa gente avrà confuso la città di cui sto parlando io. Per quel che concerne la pericolosità è innegabile, è una città dove rubano spesso e a volte aggrediscono, per cui bisogna stare sempre attenti a dove si va, cercare di evitare alcune zone dopo una certa ora, e soprattutto non dare nell’occhio. A me fortunatamente non è mai successo niente, ma conosco gente che ha vissuto momenti poco piacevoli durante la sua permanenza.

Un saluto a tutti, e se avete dubbi, domande, curiosità, non esitate a commentare o a scrivermi privatamente. Sarò felicissimo di rispondervi.

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