La città di Tigre e l’isola di Martín García

Tigre

Dopo circa un mese di permanenza in Argentina, finalmente mia mamma e mia sorella sono venute a trovarmi. A dire il vero inizialmente non ci credevo, è una sensazione strana rivedere la tua famiglia dall’altro lato del pianeta… Inoltre la fortuna ha voluto che l’unico giorno in cui mi sono sentito male durante questi 4 mesi sia stato proprio il giorno del loro arrivo, ma questa è un altra storia. Non starò a raccontare la loro visita a Buenos Aires (avendo già trattato il tema nei post precedenti), ma parlerò del nostro viaggio nella piccola città di Tigre, e poi della visita alla misteriosa isola di Martín García, un isoletta situata nel mezzo tra Argentina e Uruguay. 

Siamo partiti la mattina presto con un treno che collega Buenos Aires alle cittá della provincia, arrivando a destinazione in circa un’ora. E’ curioso sapere che il nome della città (Tigre)  proviene dal fatto che questa terra in tempi passati fosse popolata principalmente da tigri e giaguari.

La città colpisce quasi subito per la sua particolarità di essere delimitata da piccoli canali, essendo attraversata dal fiume Paranà, il secondo del sud America dopo il rio delle amazzoni. Senza ombra di dubbio è una meta ottima per chi vuole lasciare il caos della grande città e concedersi un po’ di relax senza allontanarsi troppo, infatti è percorribile benissimo a piedi, offrendo la possibilità di stare a contatto con la natura. A mio avviso è la città adatta per chi ama passeggiare, avendo una grande varietà di ristoranti proprio a due passi dal fiume, e soprattutto molti negozietti (casette) che vendono ogni sorta di oggetto artigianale: l’immancabile Mate, borse di cuoio, statue ecc. Inoltre salta subito all’occhio la presenza di gente che va in canoa, battelli, o barchette che attraversano il fiume facendo un giro panoramico della città, oppure raggiungendo destinazioni più lontane, come appunto l’isola di Martín García, che racconterò a breve.

Per quanto riguarda gli alloggi ce ne sono abbastanza, e devo dire che noi siamo stati veramente fortunati. Abbiamo infatti dormito in una antica villa immersa nel verde, abitata da una famiglia (gentilissima devo aggiungere) che offre alcune delle loro stanze per chi si trova di passaggio. In più era situata a 1 minuto a piedi dal porto, e questo ci è stato molto utile per la mattina seguente, dato che dovevamo partire per l’isola.

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 Martín García

L’isola di Martín García è una piccola isola situata tra Argentina e Uruguay. E’ possibile visitarla solamente dalla città di Tigre, prendendo una barca che parte alcuni giorni a settimana in direzione dell’isola, con una durata di viaggio di circa 3 ore. Si tratta di un luogo quasi disabitato (infatti ci abitano pochissime persone, circa 150), che in passato veniva utilizzato per mandare i prigionieri politici.

Siamo partiti alle 8.30 di mattina con la compagnia Cacciola (l’unica che effettua il tragitto), e siamo arrivati alle 11.30 circa. Non avevamo richiesto il servizio guida, per cui ci siamo avventurati da soli alla scoperta del posto. Impossibile non notare il silenzio che domina l’isola, “disturbata” solamente dal rumore di qualche animale o insetto (c’è un enorme varietà di uccelli e di rettili che la abitano).  Non c’è molto da vedere, e in alcuni posti è consigliato non andare perchè pericolosi, a causa della possibile presenza di caimani e serpenti velenosi. Tuttavia dal punto di vista storico è un luogo che per la sua dimensione ha tanto da offrire: c’è infatti un cimitero vecchissimo (non il massimo da visitare con la mamma e la sorella :-), un faro, un vecchio teatro non in funzione, e appunto le rovine del carcere.

Una menzione particolare devo farla all’aeroporto, infatti nell’isola c’è un piccolissimo aeroporto usato pochissime volte da aerei che fanno il giro panoramico dell’isola. Noi non sapevamo affatto l’esistenza di quest’ultimo, e come ho detto prima non avevamo alcuna guida. Durante la nostra passeggiata siamo finiti dentro senza neanche accorgercene, ed è un fatto che ricorderò sempre ridendo perchè un aereo stava atterrando proprio in quel momento, con me noncurante intento a scattare foto del posto, e con mia sorella che si è buttata a terra gridando dalla paura (non mi avrebbe parlato per due giorni!)

Infine devo spendere due parole su un altro fatto davvero curioso. Prima di rientrare, ci siamo imbattuti in un posto abbastanza particolare, una specie di palude se vogliamo dirla così. Senza dubbio un posto bellissimo da vedere, ma col senno di poi devo ammettere che portare la famiglia letteralmente all’avventura su un’isola, con rischi di tutti i tipi e senza nessuna precauzione, è stata un pochino una scelta azzardata :-). Lo so, sono consapevole di aver fatto perdere 10 anni di vita a mia sorella, ma credetemi che ne è valsa la pena. Un posto che sicuramente non dimenticheremo mai 🙂

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Ingresso al cimitero :O

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Mia mamma e mia sorella in aeroporto 😉

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La palude
La palude


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