Il Salar di Uyuni: un pianeta a parte…

Finalmente, dopo un bel po’ di tempo di inattività, vi parlerò di quello che è tra diritto tra i posti più belli della terra, e senza alcun dubbio il posto più bello che io abbia mai visitato, senza se e senza ma come si suol dire. Nell’ultimo articolo (che potete trovare qui: La lontana Bolivia), avevo iniziato a raccontare del mio viaggio in Bolivia, tra la capitale La Paz e le antiche rovine di Tiwanaku. Oggi concluderò questo capitolo mostrandovi le meraviglie del Salar di Uyuni, anticipando fin da subito che si tratterà di un racconto più di emozione che di informazione…

Prima di iniziare tuttavia, voglio sottolineare che per arrivare alla città di Uyuni da La Paz, bisogna prendere un autobus che parte dalla stazione centrale e che ci impiega circa 12 ore. Lo so, è veramente tanto, ma se partite di sera e pensate a quello che vi attende, allora il gioco vale la candela. Inoltre come già dissi tempo fa, in Sud America gli autobus sono i mezzi di trasporto più gettonati, per cui sono veramente comodi.

Uyuni

Arriviamo (Io ed il mio amico spagnolo Oscar) nella piccola città di Uyuni in prima mattinata, verso le 6. Essendo fine Maggio, e con l’inverno alle porte, il freddo che abbiamo sentito alla discesa dall’autobus è stato qualcosa di terribile. Giusto il tempo di scendere che immediatamente una folla di persone (guide turistiche), sono venute verso di noi e quei pochi altri turisti che viaggiavano nello stesso autobus, per offrirci escursioni con la jeep di vario genere. Per questioni di tempo, abbiamo optato per quella di un giorno, dalle 9 della mattina fino al tramonto. Essendo arrivati alle 6, come già detto, abbiamo aspettato 3 ore in un piccolo localino ben riscaldato, per fare colazione e prepararci ad una lunga ed intensa giornata…

Nella Jeep eravamo un italiano, uno spagnolo, una coppia di anziani tedesca, e due Coreani. L’avventura più bella della mia vita stava iniziando…

                                                                                             Il cimitero dei treni

“Vi siete mai chiesti dove finiscono i treni vecchi, che non servono più”? Questa è stata la frase che la nostra guida ci ha chiesto appena siamo saliti in macchina. Solo dopo abbiamo capito che prima di entrare nel Salar vero e proprio, avremmo fatto una breve sosta in un posto stranissimo, un vero e proprio cimitero… di treni! Si tratta di un luogo situato a circa 3 km dal deserto di sale, e la sua caratteristica è che non c’è nient’altro se non vecchissimi treni ormai inutilizzati da decenni. Questi treni venivano utilizzati soprattutto per il trasporto di minerali, ma a partire dagli anni 40, con l’esaurimento dei minerali, anche i treni persero il loro uso e non vennero mai più usati, venendo in un certo senso “abbandonati a loro destino”.

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Il Salar di Uyuni

Visitato il cimitero dei treni, ci siamo finalmente diretti al salar. E’ veramente incredibile vedere come possa esistere una distesa così enorme ricoperta di sale. Uyuni è infatti la distesa di sale più grande del mondo, ospitando al suo interno l’impressionante cifra di circa 10 miliardi di tonnellate di sale. Questa particolarità permette ai turisti di divertirsi cercando di scattare foto prospettiche, e il risultato che ne viene fuori è sorprendente (giuro che non ho usato photoshop, non serviva)!

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Divertente vero? 😉 Ah, quasi dimenticavo: Quando vi trovate in una situazione del genere, è quasi impossibile non avere la tentazione di assaggiare il sale. Fatevi sempre consigliare dalla guida ovviamente, anche perchè non sempre il sale è pulito, quindi fatevi dire dove potete prenderne un po’ per assaggiarlo.

Dopo una bella mattinata passata a cercare di scattare le foto più divertenti, ci siamo fermati per pranzo alla famosa isola del pescado, una vera e propria oasi in mezzo al deserto ricoperta completamente da cactus, una delle poche forme viventi in un terreno ostile come questo.

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Il cancello del paradiso

Prima di parlare del cuore di Uyuni, è bene sapere che ci sono due periodi nei quali si può visitare il salar: Da giugno a novembre, che è la stagione secca, e da dicembre a marzo, ovvero la stagione delle piogge, i mesi nei quali il deserto si trasforma nello specchio d’acqua più grande del mondo. Aprile e Maggio sono invece i mesi di transizione, e secondo molti anche il miglior periodo per farvi visita, in quanto si può ammirare il deserto quando è asciutto, ma allo stesso ci sono ancora dei tratti bagnati che creano dei meravigliosi effetti ottici tra cielo e terra.

Ed è proprio in uno di questi posti che la nostra guida ci ha portato nel pomeriggio. Credetemi ragazzi, a parole non riuscirò mai ad esprimere quello che i miei occhi hanno visto quel giorno. Non sapevo più se essere sulla terra o se essere salito in cielo, è stato infatti come se l’orizzonte non esistesse più, come se si fosse fuso in una cosa sola. Un posto silenzioso, dove il tempo sembrava essersi fermato, dove non si poteva far altro che sentirsi minuscoli e ringraziare la natura per uno spettacolo unico ed irripetibile. Al tempo ricordo che la prima cosa che pensai fu: Ho visto il paradiso, e lo posso raccontare…

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Ora capite quando dico che forse questi viaggi non andrebbero neppure raccontati perchè altrimenti si rischierebbe di sminuirli?

Prima di chiudere voglio dirvi due parole sugli hotel di sale. Sembrerà assurdo, ma esistono hotel completamente fatti di sale, che permettono ai turisti di passare una notte a ricercare le stelle in questo magico posto.

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Se tra tutti i viaggi che ho fatto dovessi fare una classifica (cosa che io non faccio mai perchè metto qualunque cosa sullo stesso piano), Uyuni sarebbe al primo posto, o meglio, nella mia umile opinione è un posto che non dovrebbe rientrare in nessun tipo di classifica. E’ per questo che, secondo me, è di diritto tra i posti da visitare almeno una volta nella vita.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto, e che magari un giorno vi sia di aiuto. Ci vediamo presto, ma per il momento vi ricordo di iscrivervi alla newsletter per ricevere tutte le informazioni relative al blog. Alla prossima 😉

 



2 pensieri su “Il Salar di Uyuni: un pianeta a parte…

  1. Hi Giuseppe,

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